Sicuramente la perla del viaggio è stata senza dubbio il Festival del Naadam, una celebrazione che racchiude l’anima più autentica della Mongolia. Una fortuna poter vivere questa festa in prima persona! Assistere alle gare di lotta tradizionale, tiro con l’arco e corse di cavalli è stato come far parte di una storia antica, dove orgoglio, forza e rispetto per le tradizioni sono ancora profondamente vivi. L’energia della folla, i costumi colorati e la solennità dei rituali ci hanno regalato un’esperienza unica e indimenticabile.
Al di là della capitale, ci siamo spinti a sud, per visitare il leggendario Deserto del Gobi, un mondo infinito fatto di silenzi, spazi senza termine e paesaggi che cambiano continuamente.
A Dalanzadgad, invece, abbiamo iniziato a esplorare una regione fatta di canyon, dune e altopiani, dove la natura si mostra in tutta la sua potenza. Nella valle di Yoliin Am, sorprendentemente verde e fresca, abbiamo camminato tra alte pareti rocciose, scoprendo un lato inaspettato del deserto.
Le dune di Khongor ci hanno lasciati senza parole: montagne di sabbia dorata che si muovono con il vento e cambiano colore con la luce del giorno. Salire sulle dune è stato faticoso, ma la vista dall’alto, con il deserto che si estende a perdita d’occhio, è valsa ogni sforzo e più. A Bayanzag, le famose “Fiamme Rosse”, abbiamo camminato tra formazioni rocciose infuocate dal sole, in delle terre luogo di importanti spedizioni che hanno portato alla scoperta di fossili di dinosauri dal valore inestimabile.
Abbiamo poi proseguito verso nord, lungo il fiume Orkhon. Qui i paesaggi sono diventati più morbidi, con grandi prati verdi, fiumi lenti e mandrie al pascolo. Il posto perfetto per entrare in contatto con la vita nomade, caratteristica peculiare della Mongolia, condividendo momenti semplici nelle gher, tra tè caldo, tentativi di dialoghi multilingue e un’ospitalità davvero sincera che ci ha fatto sentire accolti come amici. Un’esperienza veramente bellissima.
Magnifica anche Kharkhorum, antica capitale dell’Impero Mongolo, dove si respira appieno la grandezza della storia mongola. Il monastero di Erdene Zuu, fatto di mura bianche e stupa, domina la scena, raccontando storie antiche e gesta indelebili compiute da chi, nei secoli e nei millenni, ha attraversato queste immense lande.
Quello che più mi porto dietro di questo viaggio in Mongolia è un profondo senso di libertà e spazio; di rispetto per una natura immensa e per una cultura fiera delle proprie radici. Festival, deserti, steppe e monasteri: abbiamo vissuto un’esperienza potente e autentica, che resterà impressa nei miei ricordi come una vera e propria avventura ai confini del mondo”.